Che Cos’è la Vera Ricchezza?

Chissà quante volte abbiamo sentito dire che il denaro è la causa di ogni male. Senza dubbio, questa perla di saggezza popolare è dovuta all’errata convinzione, da parte di molti, che il denaro sia la causa di ogni bene! Quando ci aspettiamo troppo da qualcosa, infatti, finiamo per scoprire che l’oggetto dal quale dipendiamo, come un falso idolo, non è in grado di rispondere alle nostre preghiere, né di appagare le nostre aspettative.

Quell’antico detto, quindi, dovrebbe forse essere così trasformato: «L’amore per il denaro è la causa di ogni male».

Dopotutto, il denaro non è di per sé una cosa malvagia, non più di quanto lo sia la dinamite. La dinamite può essere usata costruttivamente, per creare strade, oppure distruttivamente, per demolire edifici. Allo stesso modo, i soldi possono essere impiegati per realizzare opere meravigliose. È l’avidità umana che ci spinge spesso a usare il denaro per scopi malvagi.

Il denaro rappresenta semplicemente un flusso di energia. Diventa dannoso quando lo adoriamo e lo accumuliamo in quanto tale, perché così facendo blocchiamo il fluire dell’energia.

Un giorno un bambino, durante una gita in montagna con i genitori, bevve insieme a loro dell’acqua da un torrente. Quel gusto fresco gli piacque così tanto che riempì una bottiglia e se la portò a casa. Ne bevve un sorso ogni giorno, per farla durare il più a lungo possibile. Quale fu la sua delusione quando, dopo qualche settimana, si accorse che l’acqua rimasta nella bottiglia era diventata stagnante!

I soldi, allo stesso modo, diventano stagnanti non appena li “imbottigliamo”, vale a dire, li accumuliamo. Per attirare un flusso stabile di denaro nella nostra vita, dobbiamo imparare a considerare il denaro non solo come una cosa, ma come un’espressione di energia, meglio ancora, come un’espressione della nostra energia.

I concetti contenuti nel titolo di questo libro sono perciò correlati e, in verità, interdipendenti.

Sviluppiamo la capacità di attirare la prosperità quando impariamo a usare correttamente il denaro.

Utilizziamo correttamente il denaro quando comprendiamo che non si ottiene la ricchezza semplicemente manipolando a proprio favore forze materiali, e tanto meno per una questione di fortuna: piuttosto, noi attiriamo il denaro. L’altra faccia della medaglia è che l’incapacità di guadagnare è dovuta, essenzialmente, a un atto di repulsione da parte nostra (sicuramente inconscio). Potremmo infatti respingere i soldi persino mentre crediamo di fare del nostro meglio per guadagnarli.

Questi due concetti – imparare ad attirare il denaro e imparare a utilizzarlo correttamente – dipendono infine dal comprendere quali siano le nostre vere necessità, vale a dire, il bene più alto per noi e per gli altri. Secondo una delle leggi dell’esistenza, infatti, quando sprechiamo una risorsa giunge prima o poi il momento in cui non siamo più in grado di rigenerarla. Pensiamo alle sconfinate aree forestali che sono state disboscate senza preoccuparsi minimamente del loro ripristino o ai terreni agricoli che si sono esauriti per il mancato rinnovo delle sostanze fertilizzanti nel terreno. Cosa dire, poi, di tutte quelle “stelle” del cinema che, invece di usare il proprio denaro con discernimento, lo hanno sperperato fino a rimanere in bolletta?

Che cos’è la ricchezza? Molti la identificano con gli investimenti, i risparmi, le entrate e le proprietà immobiliari. Tuttavia, abbiamo tutti incontrato persone che vivevano felicemente con un piccolo introito. Ho conosciuto invece altri che, pur avendo un reddito di gran lunga superiore, sembravano a malapena in grado di tirare avanti.

La cosa strana è che chi vive con poco riesce spesso a ottenere una maggiore quantità dei beni di questo mondo e ad andare più spesso in vacanza rispetto a chi è più ricco di lui, nonché a realizzare progetti che altri, più abbienti, sembrano non essere mai in grado di attuare.

Quale, dunque, fra queste persone, è veramente la più ricca? Ciò che conta non è solo quanto si possiede, ma se si è capaci di utilizzarlo al meglio. Come nella canzone di Gershwin in Porgy and Bess: «Ho tanto di niente e il niente è tanto per me…». In ultima analisi, si è tanto ricchi o tanto poveri quanto si pensa di esserlo. Non è possibile valutare la ricchezza secondo una quantità stabilita. Se una persona si sente ricca nella mente o nello spirito, le basteranno probabilmente pochi beni materiali per sentirsi completamente appagata dalla vita. Se, invece, si considera ricca solo per le sue ricchezze materiali, potrà convincersi di essere povera persino se possiede cinquanta milioni di dollari, forse solo perché un suo ex compagno di scuola ne possiede novanta.

Ricordo un periodo, nel 1963, quando la mancanza di entrate, unita alla decisione di scrivere un libro (che alla fine pubblicai con il titolo Crisi nel pensiero moderno ), mi costrinse a vivere per tre mesi con l’esigua somma di dieci dollari al mese. Oggi, anziché ricordare quella fase della mia vita come un momento di grandi privazioni e sacrifici, la ricordo gioiosamente, come un periodo di piacevoli sfide e avventure.

Durante quei tre mesi imparai ogni sorta di trucchi per vivere con parsimonia. Ricavavo germogli freschi dai semi di alfa alfa; facevo chapati all’uso indiano invece di comperare il pane; avevo abituato il mio palato ad apprezzare il latte in polvere, che costa molto meno del latte normale, e mi accontentavo di un assaggio di dessert anziché rimpinzarmene; sfruttavo gli sconti speciali al negozio di alimentari; mi ero specializzato nel preparare cibi poco costosi ma molto energetici, come la zuppa di piselli, che durava per molti giorni. Si potrebbe affermare senza alcun dubbio che a quel tempo fossi povero; tuttavia, non mi sentivo particolarmente povero. Non arriverò a dire che mi sentivo ricco, ma l’importante è che, poiché non mi rattristavo per ciò che non avevo, in realtà non ero povero. Dirò di più: per quel che realmente contava, ero ricco.

C’è una simpatica storiella su un indiano americano che conduce felicemente una misera fattoria di un decimo di ettaro. Un suo ricco vicino fa amicizia con lui e, un bel giorno, gli offre due ettari di terra per espandere la fattoria. «Grazie per il bel gesto» risponde l’indiano «ma se avessi più terra da coltivare, dove troverei il tempo per cantare?».

Consideriamo anche l’altra faccia della medaglia: ho conosciuto persone straordinariamente ricche che non riuscivano a convincersi neppure di essere benestanti. Ricordo anche il caso di un amico, scienziato e professore di una famosa università indiana, che si considerava poverissimo nonostante possedesse una casa e fosse in grado, insieme alla sua famiglia, di mangiare, vestire e vivere piuttosto bene. Il suo cruccio era quello di non potersi permettere alcuni dei costosi apparecchi che aveva visto e apprezzato in Occidente, come, ad esempio, il televisore “ultimo modello”. Lo ricordo ancora piangere una sera davanti a me, mentre continuava a ripetere: «Sono povero! Sono povero!».

La ricchezza è la consapevolezza dell’abbondanza; la povertà è la consapevolezza della mancanza. Ricchezza e povertà sono entrambe stati mentali. Sei tanto ricco o tanto povero quanto tu credi di esserlo.

Non voglio, a questo punto, che i miei lettori pensino che li abbia adescati con un trattato su come attirare i soldi, per poi sostituirlo (dopo essermi intascato i loro soldi!) con una filosofia di autoprivazione. Il denaro è importante a questo mondo. Uno scrittore ha bisogno di denaro per mantenersi mentre scrive un libro. Un fotografo ha bisogno di obiettivi costosi per ottenere le immagini migliori. Non c’è nessun ambito di attività nel quale non compaia in qualche modo il denaro. Né immagino che io stesso avrei potuto vivere a lungo con soli dieci dollari al mese.

Tuttavia, nel contesto del tema che sto trattando, è essenziale sottolineare quanto sia importante il giusto atteggiamento mentale, non solo per poter definire in modo intelligente i parametri della felicità, ma anche, in primo luogo, per attirare il benessere.

Lo scopo di questo libro è di aiutarti ad attirare il denaro in modo che non diventi un intralcio alla tua pace mentale, ma una via d’accesso a genuine opportunità; è di aiutarti a imparare come utilizzare saggiamente i soldi, così da ricavarne i massimi benefici possibili per te e per gli altri.

Tratto dal libro “Attrarre la Prosperità” di Swami Kriyananda

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