Occhi al Cielo e Piedi Su Fiori di Loto

Anche nella città più caotica esiste il cielo, se ci ricordiamo di alzare gli occhi. Abituiamoci a sollevare lo sguardo dal degrado urbano: sperimenteremo una sensazione di conforto morale. Vedremo alberi meravigliosi, fioriture sorprendenti, edifici bellissimi, statue, architetture imponenti, che non vediamo perché non ampliamo mai l’angolazione del nostro sguardo. Spesso è necessario che siamo guidati dalla nostra volontà per accorgerci della bellezza che ci circonda. E rispettarla.

Rendersi conto è un atto basilare della consapevolezza: significa essere presenti nel momento in cui siamo, è un primo passo verso un’attitudine yogica e meditativa nella vita quotidiana.

Quando ci spostiamo da casa per andare al lavoro, accorgiamoci della consistenza dei materiali con cui sono costruiti i marciapiedi su cui camminiamo: possono essere di granito, di pietre antiche, cariche di storia, lavorate da scalpellini secolari, che hanno contribuito anonimamente ad accrescere la bellezza dell’universo. Cerchiamo di essere partecipi di ciò che i nostri piedi toccano.

Possiamo ispirarci in questa pratica all’invito di Thích Nhát Hanh, che ci esorta a essere consapevoli di ogni passo, immaginando che a ogni nostro passo sbocci un fiore di loto, o alle parole di Godwin Samararatne: «Riuscite a camminare come se camminaste su fiori di loto, gentilmente, con leggerezza, solo consapevoli di ogni passo?». Pur procedendo sull’asfalto, poseremo i piedi sopra fiori di loto. E ci sentiremo grati della bellezza che ci circonda.

Tratto da “Ventuno Giorni Per Rinascere” di Franco Berrino

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