Come i pensieri influenzano la nostra vita

Di qualunque natura sia, ogni pensiero produce un impulso elettromagnetico, cioè è energia o ch’i. Non tutti i pensieri, però, hanno la stessa frequenza: essa dipende da un lato dall’intensità del pensiero, dall’altro dal suo contenuto. La rabbia non ha la stessa frequenza della gioia, l’amore ha una frequenza diversa dalla paura.

Naturalmente, nella maggior parte dei casi un solo pensiero non ha abbastanza forza da influenzare il nostro equilibrio energetico e quindi la nostra vita. Ma (lo vedremo meglio più avanti) dall’energia dei pensieri nascono modelli, atteggiamenti interiori, opinioni e idee.

Immaginiamo di essere bambini alle prese con la carta e le forbici per comporre un collage, e di sentirci dire: “Da’ qua, stai facendo un disastro! Sei un vero incapace”. A questo punto abbiamo due possibilità. O la frase ci entra da un orecchio ed esce dall’altro, oppure rimane in noi. La nostra reazione dipende dallo stato psichico in cui ci troviamo in quel momento. Forse avrete già sperimentato che la stessa, identica frase può avere un effetto ben diverso se la sentite pronunciare in un periodo in cui siete nervosi, o invece quando vi sentite sereni e tranquilli.

Ogni pensiero è energia

La disponibilità a dare ascolto a certe affermazioni, però, dipende anche da quanto spesso le udiamo: se ce lo dicono solo una volta, che siamo incapaci, è poco probabile che prendiamo sul serio queste parole. Ma se le sentiamo spesso, quel contenuto ci entra dentro, così trasformiamo il “tu” in “io” e la frase “sono un incapace” va a comporre l’immagine che abbiamo di noi stessi.

La coscienza del quotidiano può richiamarla e farne uso, ma le informazioni sono memorizzate altrove, e in particolare nel subconscio o “coscienza del non quotidiano”. Mentre la società occidentale considera il subconscio come una specie di cestino della spazzatura psichica, causa di brutti sogni o servo scriteriato, diverse tradizioni orientali lo definiscono “Sé superiore” o “Intelligenza superiore”. Questa visione rende molta più giustizia alle grandi capacità della “coscienza del nostro quotidiano”, perché è proprio qui che si trova ciò che stiamo cercando, ossia il nostro legame con il Tao, con l’intuito, la gioia di vivere, la saggezza e la felicità.

Ma vediamo innanzitutto cosa succede con i pensieri che ci vengono tramandati. Torniamo all’esempio fatto poco sopra: supponiamo di avere interiorizzato il giudizio: “Sono un incapace”. Il pensiero viene ora scomposto in tutte le sue parti: collage, critica, madre, cartoncino colorato, forbici da bambino, lunedì, colla eccetera, e salvato nella cartella: “Sono un incapace e non combino mai niente di buono”.

Tutte queste componenti creano una struttura ramificata, collegata al relativo sentimento, in questo caso al senso d’inferiorità. Una volta che si è formata una struttura simile, basta semplicemente “cliccare” su una delle componenti per attivare l’intera rete. Nel nostro esempio, dunque, già solo sentire l’odore della colla o pensare alla madre potrebbe essere sufficiente a richiamare il pensiero negativo.

Ogni struttura di pensiero, però, oltre a essere ramificata al suo interno, è anche connessa con altre strutture simili. Basta quindi toccare uno di questi punti di attivazione o “pulsanti di accensione” per innescare una catena praticamente infinita di associazioni negative (pensieri e sentimenti). L’odore di una determinata colla, per esempio, risveglia in noi tutte le immagini, i ricordi e i sentimenti della struttura “Sono un incapace e non combino mai niente di buono”. Quando la nostra coscienza ha finito di occuparsi di questa struttura, passa a quella attigua, che per esempio potrebbe essere il complesso: “Non me ne va dritta una”.

La coscienza del quotidiano trascorre le giornate alle prese con questo meccanismo e così infila un blocco dietro l’altro nel nostro campo energetico. A complicare ulteriormente la situazione c’è il fatto che nel corso della vita (a meno che non decidiamo in maniera consapevole di dire definitivamente basta) strutture negative di questo tipo si accumulano, creando un numero crescente d’interconnessioni. Questo, e il fatto che ci ricordiamo più delle esperienze negative che di quelle positive, ci porta ad avere un’immagine di noi sempre più negativa.

È chiaro che un’immagine di sé formatasi in questo modo ha ben poco a che vedere con chi o cosa siamo realmente. Ciò che oggi pensiamo di noi stessi è dovuto a un’abitudine. Ed ecco la buona notizia: come ogni abitudine, si può abbandonare! Se avete già qualche confidenza con il lavoro interiore, sapete bene quanto sia liberatorio lasciar andare le vecchie credenze e avvicinarci, così, al nostro vero io. Se invece non avete mai provato questo tipo di lavoro, la cosa migliore da fare è spogliarvi di tutte le convinzioni che avete su di voi, tutte! Vi renderete conto che continuare a criticarvi e a darvi addosso è un freno al pieno sviluppo delle vostre potenzialità: meritate di più, siete assolutamente unici, senza di voi il mondo non sarebbe ciò che è!

Le strutture di pensiero sono interconnesse

Siamo abituati a pensare di avere debolezze e punti di forza, ma queste convinzioni cristallizzate, in realtà, sono un limite alla nostra crescita. A cosa dovrebbe servire, per esempio, la credenza: “Sono un incapace e non combino niente di buono”? Ci rende talmente insicuri da spingerci a realizzare male anche cose che in realtà siamo in grado di fare benissimo. Questa idea consolidata ci blocca, ostacola anche il fluire dell’energia, e spesso si basa su situazioni ormai superate. Insomma, è del tutto normale che a quattro o cinque anni non si maneggiano le forbici con l’abilità di un adulto! Ricordatevi che siete persone magnifiche, con tantissimi talenti: non permettete che strutture di pensiero obsolete vi impediscano di realizzarvi!

Tratto dal libro “Feng Shui Interiore” di Susanne Marx – Disponibile anche in versione Ebook.

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