Pierre Pradervand: Essere la propria Autorità

Tutte le forme di dominazione subite nel mondo (compresa la propria sottomissione al “giudice interiore” che costantemente ci dice cosa fare o non fare, che ci giudica e ci critica in continuazione), derivano dal fatto che gli individui accordano più autorità a un’altra persona, a un’istituzione, ad autorità esterne più che a se stessi.

Eleonore Roosevelt, moglie del vecchio presidente degli Stati Uniti, enunciò una verità che costituisce uno dei fondamenti dello sviluppo personale e di una vita felice: “Nulla può farvi sentire inferiori senza il vostro consenso”.

Potete sostituire la parola inferiori con in colpa, tristi, stressati, aggressivi, in collera e qualunque altro termine più appropriato alla vostra situazione.
Bisogna avere coraggio per rifiutare il proprio consenso. Bisogna avere molto coraggio (e molta lungimiranza) per assumersi l’autorità che prima si accordava ad altri, al medico, allo “psicologo”, ai genitori, al capo ufficio… In questo senso, il coraggio di essere se stessi sembra decisamente una componente indispensabile per la felicità.

Lo psicologo Rollo May ha pronunciato, a proposito del coraggio, delle parole forti che risultano completamente in armonia con ciò che stiamo scrivendo. La sua opera intitolata “Il coraggio di creare”, potrebbe intitolarsi anche “Il coraggio di essere se stessi ”:

“… Se non esprimete le vostre idee originali, se non ascoltate il vostro essere, tradirete voi stessi e avrete tradito anche la comunità, avendo rinunciato a dare il vostro contributo.

Una delle caratteristiche di questo coraggio è che occorre essere centrati su se stessi, altrimenti ci sentiremmo vuoti. È per questo che dobbiamo incentrare i nostri impegni su noi stessi, altrimenti nessun impegno può essere autentico… Il coraggio non è una virtù personale come l’amore o la fedeltà. È il fondamento che soggiace e dà realtà a ogni altra virtù e a ogni altro valore personale. Senza il coraggio, il nostro amore è soltanto dipendenza. Senza il coraggio, la nostra fedeltà è conformismo…

Nell’essere umano, il coraggio è necessario per rendere possibili l’essere e il divenire.

Un’affermazione di sé, un impegno sono essenziali perché l’io possa assumere una qualunque realtà. È quel che distingue gli esseri umani dal resto della natura. Un seme diventa grano grazie a una crescita automatica, senza che sia necessario alcun impegno. Il gattino diventa gatto in base al suo patrimonio genetico. La natura e l’essere si identificano in creature come queste.

Ma un uomo o una donna diventano pienamente umani solo attraverso le loro scelte o i loro impegni. Le persone raggiungono pienezza e dignità tramite le loro molteplici decisioni quotidiane. Queste decisioni richiedono coraggio. È per questo che Paul Tillich parla del coraggio ontologico: è l’essenziale per il nostro essere”.

Vi propongo di nuovo uno sgabello da vaccaio relativo alla vostra sottomissione nei confronti dell’autorità:

In quali ambiti concedo più autorità agli altri che a me stesso?

– la mia salute?
– l’educazione dei miei figli?
– la mia terapia?
– la mia religione? (il prete, imam, pastore, rabbino)
– il mio lavoro? (il mio capufficio, per esempio)

Ciò non significa non ascoltare gli altri; semplicemente, quando sussiste un conflitto tra ciò che considero giusto per me e ciò che qualcun altro (per esempio, il medico) pensa, a chi obbedirò? Chi rimette sistematicamente l’autorità sulla propria vita al sapere (o all’ignoranza) degli altri farà molta fatica a essere fedele a se stesso.

Tratto da “La Felicità si impara” di Pierre Pradervand

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