Gettare la zavorra

Come un’imbarcazione attraversa senza intralci le onde incontrate lungo il suo percorso, la mente di un Buddha riesce a superare senza difficoltà le vicissitudini di questo mondo. Non è l’acqua a far muovere la nave, bensì è il vento, invisibile, a gonfiare le vele. Analogamente, non sono le passioni a guidare il risveglio, è la saggezza. Quest’ultima è universale, agisce su ciascuno di noi. Cionondimeno, non dimentichiamo che nemmeno una tempesta riuscirebbe a far avanzare una nave che trasporta merci dal carico troppo pesante per permetterle di galleggiare. L’uomo cerca sempre di accumulare di più, come se per essere dovesse cominciare ad avere. Simile al capitano della nave, il saggio sa distinguere tra l’indispensabile e il superfluo. La sua imbarcazione, non troppo carica, può attraversare liberamente gli oceani.

Imparare a desiderare di meno per essere più felici

Nella nostra società dell’abbondanza, avere di meno viene considerato il male assoluto, mentre il benessere materiale è visto come la chiave della felicità. Abbiamo imparato che, per essere felici, bisogna possedere sempre più. Certo, è vero che non c’è niente di più triste di una stanza completamente vuota, tuttavia neanche uno spazio troppo pieno è favorevole alla realizzazione di sé.

Se ciò che possediamo va oltre la capacità di mantenere l’ordine, il pavimento sarà ricoperto di oggetti e noi non riusciremo a muoverci liberamente. È opportuno tenere sempre a mente che ciascuna nuova cosa che teniamo di procurarci richiede un sacrificio e produce ingombro, che può essere fisico ma anche mentale. In che qualità di vita possiamo sperare, se la nostra mente è piena di desideri materiali più o meno realizzabili?

È positivo avere dei sogni, ma questi non devono trascinarci a tal punto da farci dimenticare di goderci ciò che abbiamo qui e ora. Se nella quotidianità avvertite un disagio o un malessere che si traduce nell’impressione che corpo e mente non riescano a muoversi in maniera libera, mettere in pratica quanto segue.

  • Sedetevi nel luogo dove trascorrete la maggior parte della giornata e osservatelo con attenzione.
  • Soffermatevi su ciascun oggetto e cercate d’immaginare per un istante cosa accadrebbe se l’oggetto scomparisse; se la cosa vi rattrista, lasciate l’oggetto al suo posto, se al contrario non provate nessun senso di perdita, prendete in considerazione l’idea di spostarlo in un luogo più adatto oppure di separarvene. Per stare meglio, talvolta è necessario avere meno.
  • Una volta svolto l’esercizio, provate a fare la stessa cosa con la mente. Meditare è come riordinare una stanza. Non è opportuno sforzarsi di buttare gli oggetti e nemmeno di conservare soltanto quelli utili; occorre saper trovare il giusto mezzo tra ciò che va mantenuto e ciò che invece deve essere rimosso. Prendetevi il tempo di osservare ciascun desiderio che regolarmente affiora alla mente e consideratelo come un oggetto. Non siete voi ad appartenergli, è il desiderio ad appartenere a voi. È necessario imparare a controllarlo. L’idea non è di non desiderare alcunché, ma di desiderare soltanto ciò che vi trasmette davvero qualcosa. Per quanto riguarda il resto, gettate la zavorra.

Tratto dal libro di Nicolas Chauvat 

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