Imparare a riconoscere che siamo “influenzabili”

La prima fase per non diventare baka (idiota) è di prendere coscienza dei limiti del nostro libero arbitrio. Benché talvolta possiamo avere l’impressione essere liberi nei giudizi e nelle azioni, si tratta solo di un’illusione. Numerose equipe di psicologi hanno dimostrato che in realtà una grossa parte delle nostre decisioni è determinata dall’inconscio. Il cervello razionale contribuisce molto di rado a questo processo e spesso si limita a trovare argomenti concreti a posteriori, per rassicurarci nelle nostre scelte. Gran parte della nostra esistenza pertanto è determinata dall’inconscio. Giacché l’uomo è programmato dal DNA per vivere in società, è spontaneamente molto influenzato dal comportamento dei suoi simili.

Accettare questa realtà fa parte delle prime fasi nella pratica del Buddhismo Zen. Per capire chi sono davvero, i giovani monaci vengono invitati a meditare sul concetto di “non-sé”. Questo concetto sconcerta parecchi occidentali, ma in realtà rimanda semplicemente all’interdipendenza. A questo mondo non esiste cosa e men che meno essere vivente del tutto indipendente e autosufficiente. Vivere da uomini liberi non significa vivere nell’illusione di una totale indipendenza, giacché la prima fase per preservare il libero arbitrio consiste nel prendere coscienza che siamo costantemente influenzati da ciò che ci circonda. A questo proposito Gustav Meyrink, autore del famoso libro Il Golem, scrive in I quattro fratelli della luna: “Le influenze che non riusciamo a riconoscere sono le più potenti”.

Imparare a Scegliere le Proprie “Influenze”

La prima indispensabile fase per non essere un baka (idiota) è di capire che tutti siamo “influenzabili. Una volta fatto ciò, la seconda consiste nell’imparare a scegliere le proprie “influenze”. Il cervello è in costante evoluzione, modifica e potenzia continuamente le sue connessioni in funzione del nostro ambiente. Questo cambiamento avviene anche se ciò che ci circonda non ci piace e non desideriamo concedergli alcuna importanza. Ciò significa che per condurre la vita che desideriamo dobbiamo innanzitutto imparare a creare un ambiente favorevole.

Se abbiamo accanto una persona, ancorché non ci sta particolarmente simpatica, senza volerlo ricalcheremo certi suoi comportamenti o adotteremo determinati giudizi di valore. La cosa si applica anche a chi non è fisicamente presente, per esempio attori in un film, scrittori attraverso i loro libri o cantanti mediante la loro musica o i loro video. Siamo continuamente influenzati da qualcun altro. Quantunque siamo costretti a stare accanto a certe persone, come i colleghi di lavoro, i vicini o i membri della nostra famiglia, siamo però liberi di scegliere gli amici e i film o i libri che acquistiamo. Se vogliamo che qualcosa cambi nella nostra vita, dobbiamo cominciare modificando il nostro ambiente materiale ma anche quello virtuale.

Non Essere il Baka delle Proprie Emozioni

Vivere da uomini liberi vuol dire imparare non solo a non farsi manipolare, ma anche a badare di non diventare il baka delle proprie emozioni. La collera, la gelosia, la tristezza, e talvolta persino la gioia eccessiva ci portano a prendere decisioni che di norma non avremmo mai preso. Per evitare di fare cose che in seguito rimpiangeremo dobbiamo imparare a sviluppare quello che i buddhisti chiamano il terzo occhio. Non si tratta di un superpotere, non ci consente di vedere ciò che gli altri non riescono a vedere nel mondo, bensì è rivolto verso la nostra interiorità. Grazie ad esso, possiamo osservare le nostre emozioni per evitare di diventarne schiavi.

La pratica dello zen non ha lo scopo di annullare le emozioni; la meditazione ci insegna semplicemente a padroneggiare la mente per prendere le distanze necessarie dai nostri sentimenti, così da non divenirne schiavi. La meditazione consiste in una regolare introspezione che permette di distinguere tra il nostro io profondo e le nostre emozioni, che nascono e scompaiono senza che possiamo davvero controllarle.

Tratto dal libro “Genki – Le dieci regole d’oro giapponesi per vivere in armonia” di Nicolas Chauvat

P.S. La parola baka è una delle dieci parole chiave del libro utilizzate per introdurre gli insegnamenti della millenaria saggezza giapponese. Nel libro l’etimologia di questa parola è spiegata nel dettaglio e scoprirete che essere o non essere baka va ben oltre il comune concetto di idiozia. Se leggerete il libro capirete a cosa mi riferisco! 🙂

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